mercoledì 10 maggio 2017

Feroleto della Chiesa



REGGIO CALABRIA
Il viaggio nella Piana porta a Feroleto della Chiesa

redazione - Il 10 maggio 2017

di Domenico Caruso

Un po’ di storia
 L’origine di Feroleto è forse dovuta ai Bruzi durante l’era cristiana, oppure ai profughi di Tauriana sfuggiti alle incursioni saracene. Il paese è così chiamato per distinguerlo da Feroleto Antico (CZ). Sorto come casale nel contado di Borrello ne seguì le vicende fino al 1197, quando il Feudo di Ferlito venne concesso dall’imperatore tedesco Enrico VI alla Chiesa Metropolitana di Messina (da cui l’aggiunta al nome).
 Il toponimo viene interpretato in modo diverso, ne esaminiamo due. Dal latino ferula: fero (porto) e leto (letizia), vale a dire luogo di gioia o porto letizia. Ciò è da attribuirsi alla rigogliosa vegetazione della zona, oppure alla posizione geografica, Per altri il significato sarebbe del tutto opposto (da Fero letum): “porto la morte”, essendo il paese in cima alla collina, ben protetto dagli assalti nemici. E’ nello stemma del centro catanzarese l’immagine del guerriero che recide una testa!
 Nel 1522 la città di Feroleto fu ceduta dall’Arcivescovo a Camillo Pignatelli. Venne distrutta dal sisma del 1638 e, dopo la ricostruzione, da quello del 1783.
 Le prime notizie di Plaesano (dal latino plaga-sana, luogo salubre) risalgono al 1284, quando il borgo venne escluso dalla baronia di Borrello. Fu, quindi, dei Caracciolo, degli Sforza, dei duchi di Monteleone, della Metropolitana di Messina, dei conti di Borrello.
 Dopo Il Flagello del 1783, con decreto del 1825 passò a Galatro e nel 1849 all’attuale Comune.
 L’economia di Feroleto si basa prevalentemente sull’agricoltura, la coltivazione dell’ulivo e quella degli agrumi.

Aspetti religiosi
 La Chiesa di S. Nicola (Matrice), con numerose statue che a turno vengono poste dietro l’altare marmoreo.  Il Santo (patrono) si festeggia il 6 dicembre.
Il Santuario di S. Biagio, nella frazione Plaesano è meta di molti pellegrini per le feste del 3 febbraio e della prima domenica di giugno. Secondo la tradizione, chi si reca a venerare S. Biagio in quei giorni e compie pregando, con il capo scoperto, tre giri della Chiesa verrà preservato dalle malattie intestinali.
 Altro rito è legato al sisma del 1783. I fedeli giungono con un coccio di tegola (’u stracu) e con questo toccano i piedi e il mantello del santo. L’oggetto diviene così una reliquia in grado di guarire la parte sofferente del corpo con cui viene a contatto.
 Altre feste: Madonna del Carmine (ultima domenica di luglio); S. Rocco (ultima domenica di agosto); l’Affrontata (domenica di Pasqua).

Personaggi principali
1 - Biagio Cristoforo (1915-1981), scrittore e poeta. 2 - Antonio De Marco (n. 1926), scrittore, poeta, pittore e giornalista. Strenuo difensore dei diritti della Calabria. 3 - Domenico Russo (n. 1918), socio e fondatore di cooperative agrarie di Rosarno e, per diversi anni presidente della Reggina Calcio.

Curiosità
 Si narra che Papa Silvestro, per sottrarsi alla persecuzione di Costantino, si rifugiò nella Chiesa di S. Nicola dove venne accolto benevolmente dalla gente. Pertanto, investì il luogo sacro del diritto di grazia. I pentiti che toccavano i muri dell’edificio si rendevano immuni dai rigori della legge.

http://approdonews.it/giornale/?p=260636

domenica 23 aprile 2017

Galatro



REGGIO CALABRIA
Viaggio alla scoperta del territorio di Galatro 
Continua il racconto della storia pianigiana di Domenico Caruso

redazione  - Il 11 aprile 2017
di Domenico Caruso

Un po’ di storia
Gàlatro, accogliente centro sviluppatosi in una vallata ricca di acque e protetto da colline, alla confluenza dei fiumi Fermano e Metramo, vanta origini antiche. Il toponimo, secondo l’Alessio, deriva dal greco “Kaladros” (profondo letto di torrente o semplicemente “burrone”, pendio). Risulta presente fin dal 951, allorquando i fuggiaschi di Tauriana minacciati dai Saraceni si rifugiarono nelle zone impervie lontano dalla costa.
Riferisce, infatti, lo storico palmese Antonio De Salvo: «… trovarono scampo, alcuni in Oppido Mamertina, altri in Galatro (Calatrum)…». Notizie più certe si hanno all’atto di donazione del casale da parte di Ruggero dei Normanni al vescovo di Mileto, per passare successivamente in parte ad altri nobili casati (XVII sec.). Con l’ordinamento amministrativo del generale Championnet (1799) rientrò nel cantone di Satriano, nel cui governo divenne poi un “luogo”, ossia “università” (legge 19 gennaio 1807). Dal 1811 venne elevato a capoluogo di circondario comprendente i comuni di Maropati, Cinquefrondi, Giffone, Anoia e con il decreto del 27 marzo 1849 perse la frazione di Plaesano. Venne quasi distrutto dai terremoti del 1783 e del 1905.
Dopo la ricostruzione, si possono ancora osservare antiche casette addossate le une alle altre con vicoli e stradine, nonché i ruderi del Monastero basiliano (dove si formò il monaco “Barlaam”, maestro di greco di Boccaccio e Petrarca) e il Sant’Elia.

Le Terme del S. Elia
Nel 1075 giunsero in città i monaci basiliani che fondarono il Monastero di Sant’Elia, in quanto si tramanda vi fosse custodito il corpo del Santo. Ai frati si deve la scoperta delle fonti termali che scaturiscono in una stretta gola del Monte Livia, alla temperatura naturale di 37°. L’acqua sulfurea-salso-iodica ha dato origine alle moderne terme convenzionate con il servizio sanitario nazionale. Il primo stabilimento, costruito sulla riva destra del fiume Fermano, risale al 1892.

Aspetti religiosi
1 – Chiesa della Madonna della Montagna, costruita nel 1856 nel quartiere Montebello. 2 – Chiesa di Maria SS. del Carmelo, sovrastata da una torre campanaria. 3 – Chiesa di S. Nicola (Matrice) nel quartiere Magenta. Nell’interno ospita un prezioso trittico (S. Maria della Valle con Bambino, S. Giovanni Evangelista e S. Giovanni Battista) del XVI secolo, in marmo, attribuito al Gagini. 4 – Monastero di S. Elia, fondato dai monaci basiliani provenienti da Tauriana; dopo il sisma del 1783 rimangono i ruderi. Qui fu ordinato sacerdote Bernardo di Seminara che prese il nome di Barlaam.

Feste e manifestazioni
La festa di S. Nicola (Patrono) si celebra il 6 dicembre; quella di Maria SS. del Carmelo la prima domenica di agosto; quella della Madonna della Montagna (nelle contrade rurali) l’ultima domenica di agosto ed in città il 7/8 settembre. Nelle ultime si accendono i falò.
A settembre si svolge la “sagra della capra”, con degustazione di prodotti tipici e durante l’estate si eseguono spettacoli musicali, mostre e convegni.

Personaggi principali
1 – Ettore Alvaro, nato a Catanzaro (1906) ha avuto la cittadinanza “honoris causa” a Galatro nel 1980; noto poeta in vernacolo. 2 – Giovanni Conia (1752-1839), abate e poeta dialettale. 3 – Alfonso Defelici, protopapa, visse nel XIX secolo. 4 – Sac. Rocco Di Stilo (1908-1973), poeta e scrittore. Tra le opere: “Prime luci nella valle”; “Uno è l’Amore”. 5 – Nicola Garigliano (1837-1907), dottore e poeta. 6 – Amedeo Lamanna (1890-1914), poeta. 7 – Saverio Lamanna (1898-1953), poeta e saggista. 8 – Angelo Lamari (1861-1940), medico e autore di pubblicazioni scientifiche. 9 – Antonio Martino (1818-1884), abate, liberale antiborbonico, poeta dialettale. 10 – Francesco Mercuri (1824), poeta, autodidatta. 11 – Antonio Ozimo (1856-1933), poeta. 12 – Raffaele Sergio (1918), scultore, pubblicista, studioso del paese, curatore delle opere di G. Conia.

Dal “Paternoster dei liberali” di Antonio Martino riporto:
«O patri nostru, ch’a Firenzi stati,
lodatu sempi sia lu nomi vostru,
però li mali nostri rimirati,
sentiti cu’ pietà lu dolu nostru,
ca si cu’ carità vui ’ndi sentiti
certu non fati cchiù ciò chi faciti».

(Estratto dal volume di D. Caruso – Viaggio alla scoperta della Calabria – (“La Piana di Gioia Tauro”) – Pubblicato dal Gruppo Editoriale “L’Espresso” – (Ilmiolibro) -2017).

http://approdonews.it/giornale/?p=257088

Non è democrazia!



REGGIO CALABRIA
La satira del nostro tempo
Composizione di Domenico Caruso

redazione - Il 20 aprile 2017
   
 Non è democrazia!

Passa il tempo, amici cari,
senza alcun miglioramento:
la speranza del domani
è volata come il vento.

Quanto sangue s’è versato
per la nostra libertà,
risucchiato dai vampiri
con estrema crudeltà!

– Serva Italia! – disse Dante,
tanto in basso sei cascata!
Chi governa è gran bugiardo
se così t’ha rovinata.

Le città son un bordello,
c’è chi ruba e chi accoltella;
non c’è pace e per difesa
tieni pur la rivoltella.

Vien la rabbia nel vedere
tante facce senza scorno,
che dal nostro Parlamento
han distrutto il Mezzogiorno.

La ricchezza della terra
l’han venduta al forestiero
che ci manda sul mercato
la schifezza a prezzo nero.

– Non dormire, popol caro,
l’arrogante fa la spia:
ti mentisce e ti promette
senza più democrazia! –

– Apri gli occhi, ti ripeto
e la fede manifesta:
nella pubblica gestione
manda solo gente onesta –

Chi subìto non ha danni,
nella casa o per la via,
bestemmiando a perdifiato:
– La chiamar democrazia? –

Senza soldi né lavoro
non ha voce il cittadino,
con le tasse da pagare
è segnato dal destino.

L’ospedale è un lazzaretto
e la scuola un colabrodo,
per chi vuole ancor cambiare
emigrare è il solo modo.

Siam nell’ora del riscatto
e il motivo è già ben noto,
nelle piazze s’alzi il grido:
– Presto al voto, andiam al voto! –

                       Domenico Caruso
                       San Martino (R.C.)

http://approdonews.it/giornale/?p=258141